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Araimo, amministratore delegato di #Discovery, spiega le strategie del gruppo tra tv e digitale

Discovery è il terzo gruppo televisivo per ascolti (7.5% share medio ad aprile) con ben 13 canali, di cui quattro a pagamento e nove free, spaziando dalla sport all’intrattenimento, dal maschile al femminile. Alessandro Araimo, amministratore delegato di  Discovery Italia, ha rilasciato un’interessante intervista a La StampaEccone un estratto:

“In futuro reggeranno solo i gruppi capaci di produrre i propri contenuti, le aggregazioni sono inevitabili. Noi continuiamo a scommettere sull’entertainment: la domanda resterà alta anche dopo la pandemia e altri format, penso alle serie, potrebbero esaurire il loro ciclo”

“Sarà difficile mantenere l’audience sui numeri del lockdown ma nemmeno torneremo a quelli del 2019. Ci sistemeremo a un livello intermedio, più alto del passato. Siamo nell’età dell’oro dei contenuti, il pubblico non ha mai goduto di un’offerta così ampia, fruibile in qualsiasi momento e a prezzi bassi. La chiave per noi è integrare la tv tradizionale e free con piattaforme digitali a pagamento. Discovery+ l’abbiamo lanciato a gennaio e ha già 15 milioni di abbonati nel mondo”

Bisogna trovare un equilibrio tra le diverse piattaforme, che si rafforzano a vicenda. Il nostro modello di tv lineare e digitale funziona, mettiamo insieme offerta locale di contenuti premium e di qualità e offerta globale a pagamento. Non facciamo film e serie, ma solo real life entertainment, che vale il 50% del tempo speso davanti la tv e su piattaforme digitali”

“Nel medio periodo vedremo numerose aggregazioni, servono dimensioni importanti per reggere. Abbiamo introdotto format più brevi anche nella tv lineare, passando dai classici programmi di due/tre ore a una media di 30/60 minuti. Ma i contenuti pay non possono essere più brevi di così. Anche nel calcio i giovani cercano format più brevi e intensi, guardano solo dieci minuti di highlights. Il calcio non è il nostro core business, ma ci interessa. Avremo l’esclusiva per i Giochi di Tokyo, oltre per quelli del 2022 e 2024. Il gruppo ha investito 1.2 miliardi per i diritti in Europa. La gara per le tre partite di Serie A non ci interessa”