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Debutta su #Cine34 la nuova rubrica Segreti di cinema, con Tatti Sanguinetti

Tatti Sanguineti debutta venerdì 16 ottobre su CINE34, con la nuova rubrica «Segreti di Cinema». Il ritorno in TV del critico, saggista e autore savonese segna e arricchisce la partenza, alle ore 21.00, della rassegna “La commedia boccaccesca”, che parte con lo stracult Quel gran pezzo dell’Ubalda tutta nuda e tutta calda.

Mentre il mainstream hollywoodiano obbliga al politicamente corretto, all’inclusione portata alle estreme conseguenze, al bilancino del genere e del linguaggio, il ciclo di film dedicato al genere decamerotico, in onda sulla rete diretta da Marco Costa, va in controtendenza. Non per esaltare titoli che hanno fatto la fortuna del nostro cinema, bensì per ricordare il clima di libertà e tolleranza che contraddistingueva l’epoca della loro uscita. E per svelare gustosi retroscena, che hanno contribuito a rendere quei film dei veri e propri classici.

“La commedia boccaccesca”, proposta in prima, seconda e terza serata, inizia con il capostipite del decamerotico, lo Z-movie che ha consacrato Edwige Fenech, l’opera che secondo l’autorevole giudizio di Walter Veltroni ha «aiutato a sconfiggere risorgenti integralismi bacchettoni e a dislocare verso equilibri più avanzati il comune senso del pudore». Era il 1972. Anche un film poteva avere forza eversiva e rappresentare un messaggio liberante a sfondo sessuale, gettonatissimo negli anni della contestazione.

«Premessa», riflette Sanguineti. «Sull’Ubalda la riflessione è postuma: all’epoca eravamo prigionieri dei nostri pregiudizi, anche quando andavano contro una qualità evidente. Tutto inizia con uno scritto di Walter Veltroni a Luciano Martino, il titolare della Dania Film. Leggenda vuole che il cinefilo si congratuli con una lettera, poi incorniciata e appesa da Martino nei suoi uffici, come attestato di qualità. Ma interrogato in proposito, il futuro sindaco dichiarerà che era solo una lettera canzonatoria…».

La retrospettiva vede presente anche il remake dell’Ubalda Chiavi in mano, il cult assoluto del genere Quando le donne si chiamavano madonne (che manca dalla programmazione televisiva da ben otto anni) e altri decamerotici definiti minori, tra cui la prima visione assoluta di Decameron ‘300.

IL DECAMEROTICO
Si tratta di film a sfondo erotico, ma non pornografico, ambientati nell’Italia tardo medioevale, dove si narrano le avventure sessuali di popolo e/o clero. In totale una cinquantina di pellicole, il cui apice produttivo viene raggiunto nel 1972, quando in Italia vengono distribuite oltre 30 opere dedicate. La nascita del genere è da ricondursi all’inaspettato successo di tre film di Pier Paolo Pasolini: Il Decameron (1971), I racconti di Canterbury (1972) e Il fiore delle Mille e una notte (1974), tutti appartenenti alla cosiddetta trilogia della vita, e a loro volta ispirati alle novelle del precursore dell’Umanesimo, Giovanni Boccaccio. Stimolati dal riscontro dei film pasoliniani, alcuni registi italiani prendono lo spunto per girare film di minore impegno artistico, che oggi vengono collocati all’interno del macrofilone della commedia erotica all’italiana. Tra i registi più noti che hanno diretto decamerotici, Bruno Corbucci, Joe D’Amato, Sergio Citti, con attori come la stessa Fenech, Sylva Koscina, Isabella Biagini e Alighiero Noschese, Enrico Montesano, Mario Carotenuto, Lino Banfi, Pippo Franco. 

Comunicato stampa Mediaset