E’ in arrivo su #Netflix la miniserie #Wanna, dedicata all’ascesa e alla caduta di Wanna Marchi

ANSA – E’ una storia di ascesa e caduta, ma non di pentimento, quella della ex regina delle televendite, Wanna Marchi e sua figlia Stefania Nobile, raccontata da ‘Wanna‘, la docuserie in quattro puntate di Alessandro Garramone al debutto su Netflix il 21 settembre negli oltre 140 Paesi in cui il servizio è attivo. Un racconto realizzato in due anni, con al centro lunghe interviste all’ex imprenditrice, sua figlia e al sedicente mago /maestro di vita Mário Pacheco Do Nascimento (fuggito in Brasile nel 2001 poco prima dell’arresto delle Marchi, rintracciato dagli autori per il film non fiction dopo una lunga ricerca).

Un viaggio nella costruzione e il crollo, tra gli anni ’80 e il 2001 di due fortune finanziarie e mediatiche, arricchito dalle testimonianze di vittime delle loro truffe, insieme a ex colleghi (compreso gli altri televenditori più famosi degli anni ’80 da Walter Carbone a Roberto da Crema) giornalisti investigativi come Stefano Zurlo e Peter Gomez, rappresentanti di forze dell’ordine, e fra gli altri, la figlia della signora Fosca Marcon (scomparsa nel 2016), che nel 2001 collaborò con Jimmy Ghione di Striscia la notizia per rivelare la rete di raggiri e pressioni psicologiche legati alla vendita di numeri del lotto, e riti per salvarsi dal malocchio, che permise alla società delle Marchi di guadagnare oltre 60 miliardi in cinque anni.

Sessanta ore di interviste (di cui 14 con Wanna Marchi e Stefania Nobile) scandite da oltre 100 ore di materiali d’archivio per ricostruire gli eventi, fino alle condanne penali, a poco meno di dieci anni ognuna, confermate in Cassazione per associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata. “Abbiamo convinto Wanna Marchi e la figlia a partecipare essendo molto chiari fin dall’inizio – spiega Garramone, coautore con Davide Bandiera della docuserie, che è diretta da Nicola Prosatore e prodotta da Gabriele Immirzi per Fremantle Italia -. Ho spiegato in maniera molto netta che questa non sarebbe stata per loro una operazione di lifting comunicativo senza alcun controllo. Ho detto a Wanna Marchi che avrei cercato tutte le persone che potessero parlare di questa vicenda. La mia idea dall’inizio non era fare una sua biografia di Wanna Marchi ma la storia di una testimone di ciò ha attraversato questo trentennio. Loro hanno accettato sicuramente per l’illuminazione mediatica (non hanno ricevuto alcun compenso, ndr) che viene dal progetto, ma devo dire, che pur avendo avuto con loro durante le interviste, dei momenti di tensione, si sono buttate senza paracadute, hanno risposto a tutto”.

Finora “non hanno ancora visto nulla della docuserie, la vedranno per la prima volta quando debutterà su Netflix”. Un aspetto che colpisce nel racconto è che in entrambe non emergano tracce di pentimento nei confronti delle loro vittime che sono arrivate a spendere centinaia di milioni: “Chi è che si pente, Buscetta si pente, io no – dice Wanna Marchi -. Vendevo delle cose, non mi sento di essere una truffatrice” e parlando delle persone che compravano numeri e riti, spiega: Siamo tutti deboli, abbiamo tutti bisogno di sicurezze nella vita… e’ un truffatore chi ti vende certe cose o sei un c….e tu”. Per Garramone “non sta a me dire se Wanna Marchi e Stefania Nobile siano buone o cattive. Hanno fatto delle cose e per quelle sono state condannate. Per noi quella è la verità acclarata. Loro hanno pagato quello che la giustizia ha deciso, e secondo me avevano il diritto di esprimere il loro pensiero. Poi certo era nostro dovere far si che la docuserie non fosse per loro un megafono”.

Secondo il produttore Gabriele Immirzi entrambe percepiscono la pena scontata “come se fossero state punite oltre le loro responsabilità. Si sentono in guerra con il mondo”. Giovanni Bossetti, manager per i contenuti italiani non fiction di Netflix, è pronto alle polemiche che potrebbe causare Wanna: “Abbiamo capito immediatamente che avrebbe diviso – spiega – perché nonostante sia una storia legata al passato continua a generare reazioni forti. Era però una vicenda da raccontare”.