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Il fenomeno #lolchirideèfuori impazza sui social: format intrigante, perché nessuna tv ci ha pensato?

In questi giorni sui social non si parla d’altro che di Lol – Chi ride è fuori. Per chi non lo sapesse, si tratta di un nuovo programma disponibile su Amazon Prime Video, piattaforma ott (naturalmente a pagamento). Il reality è condotto da  Fedez e Mara Maionchi ed è composto da sei puntate, di cui quattro già disponibili da giovedì 1 aprile e le ultime due che usciranno giovedì 8.

Il format, prodotto da Endemol Shine Italy, prevede la presenza di dieci comici, rinchiusi in una casa-teatro per sei ore. L’obiettivo del gioco è far ridere gli altri. In caso di risate o smorfie, che si possono “provocare” con qualsiasi strumento”, il giocatore viene ammonito e, se accade nuovamente, espulso. Praticamente come avviene nelle partite di calcio. Naturalmente tutti devono partecipare attivamente al programma, pena ammonizione o espulsione.

I due conduttori commentano ciò che accade, dando anche consigli e input ai comici. L’ultima persona che riesce a restare in gara si aggiudica il montepremi finale (100.000 euro), da devolvere in beneficenza. Il cast è composto da volti molto conosciuti, ovvero Elio, Katia Follesa, Michele Giraud, Gianluca Fru, Caterina Guzzanti, Lillo, Frank Matano, Ciro Priello, Luca Ravenna Angelo Pintus.

Il programma sta piacendo a tutti, sui social solo commenti positivi e non si parla d’altro. Allora viene da chiedersi: perché  Rai Mediaset non ci hanno pensato? Sarebbe stato perfetto per Rai2Italia1. La televisione dovrebbe cercare di sperimentare il più possibile, come faceva prima. Del resto, però, va anche detto che le piattaforme ott (come Prime Video) possono farlo più tranquillamente, avendo più budget a disposizione, non avendo la “pressione” degli ascolti e potendo proporre prodotti anche “rischiosi”, cosiddetti “di nicchia”.

4 Risposte a “Il fenomeno #lolchirideèfuori impazza sui social: format intrigante, perché nessuna tv ci ha pensato?”

  1. Ormai la tv generalista si sta accartocciando su sé stessa.
    È un cane che si morde la coda: riducono i budget e virano su una tv low cost per 6/7 mesi l’anno, rinunciando ai volumi d’affari nei restanti periodi. E abbelliscono i dati raccattando nella nicchia con le digitali native che sono arrivate a cumulare il 6/7% per la Rai e circa l’8% pieno per Mediaset.

    Le tv free non capiscono che se investi hai dei ritorni in termini di fatturato e che devi anche mettere in conto che qualche programma non chiuda in utile, ma nel calderone dei 12 mesi porti ad incrementare i fatturati.

    Devono tornare a puntare sulle idee e su incubatori in cui far crescere format nostrani e volti nuovi.

  2. La Tv a pagamento sta prendendo sempre più terreno rispetto a quella tradizionale. Ha davvero dei contenuti molto vasti e non mi stupirei se un giorno o l’altro decidessero di farla tutta a pagamento.
    Mi piace l’inedito ruolo di Fedez e l’accoppiata con Mara Maionchi.

  3. Le nuove realtà come Netflix e Amazon è normale che sperimentino con un certo budget dovendosi far conoscere al grande pubblico. Alla fine avranno i 4/5 format di successo e li proporranno allo sfinimento come nelle migliori abitudini della vecchia e cara generalista. Citofonare Sky

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