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In un paese Rai-Mediaset centrico, con le generaliste ancora molto forti, in Italia regge l’assalto degli OTT

In Italia regge l’assalto degli OTT, rispetto agli States

In un paese Rai-Mediaset centrico, in Italia regge l'assalto degli OTT

I segnali che arrivano dall’America vedono una flessione nella pay-tv

Fonte Milano Finanza – Due segnali sono arrivati dall’America, mercato di riferimento per il mondo della televisione e, più in generale, dei contenuti. Il primo riguarda Netflix, l’over-the-top (OTT, inteso come le aziende che forniscono, attraverso la rete internet, servizi, contenuti e applicazioni, specie in ambito multimediale), leader del settore che, nell’ultimo trimestre ha visto incrementare il numero di abbonati locali (423 mila) in misura inferiore rispetto ai target previsti (600 mila). Nel frattempo, si legge su Milano Finanza, Comcast (numero uno nel business della telefonia via cavo, proprietario tra l’altro di NBC Universal e della pay tv europea Sky) ha perso 149 mila clienti nella televisione a pagamento.

In un paese Rai-Mediaset centrico, in Italia regge l'assalto degli OTT

In Italia si assiste ad una maggiore radicalizzazione, con la tv generalista ancora perfermante

L’Italia, storicamente, rappresenta un caso a sé, rispetto al contesto continentale. Infatti, per l’offerta complessiva di contenuti televisivi tradizionali e generalisti, in prime time – la fascia d’ascolto pregiata – ancora oggi si sintonizzano davanti al piccolo schermo 24-25 milioni di telespettatori , mentre sono 10-11 milioni telespettatori nel giorno medio. Il nostro Paese vede il predominio del duopolio Rai- Mediaset che rappresenta oltre il 68% degli ascolti totali. Un dato che sale al 72% se si somma anche La7 della Cairo Communication. E per l’incidenza che il mezzo televisivo ha nelle scelte di investimento pubblicitario, il suo peso specifico è superiore al 60%.

In un paese Rai-Mediaset centrico, in Italia regge l'assalto degli OTT

L’arrivo degli OTT e il movimento degli stessi verso la tv generalista (e viceversa)

È comunque innegabile come gli OTT siano osservati speciali anche in Italia. Infatti i broadcaster fanno a gara per stringere accordi, probabilmente per tenerseli buoni e non “perdere il treno”. Tanto più che Netflix (che ha il cuore pulsante in Olanda) aprirà presto una sede a Roma. L’idea è quella di consolidarsi sul mercato per incrementare il parco clienti che oggi è quantificabile realmente in un milione di abbonati sui 2,1-2,2 milioni di utenti attivi iscritti. Anche per provare a contrastare l’insidia di Amazon (1-1,5 milioni di utenti, mentre non si sa realmente quanti siano quelli che pagano regolarmente) che si presentata con la sua offerta locale, puntando sulle produzioni locali per insidiare sia la piattaforma amministrata da Reed Hastings, sia Disney+.

In un paese Rai-Mediaset centrico, in Italia regge l'assalto degli OTT

I nuovi operatori puri OTT e il confronto con quelli già esistenti legati alla tv generalista

Operatori globali che si confrontano con le tv generaliste free (Infinity di Mediaset conta 1,5 milioni di iscritti e 500 mila clienti paganti) e soprattutto con Sky che, dopo aver inglobato Premium, continua a mantenersi sui 5 milioni di abbonati. A sua volta, l’OTT sportivo Dazn, arrivato pare a un milione di utenti attivi, ha definito accordi commerciali con altri operatori, a partire proprio dalla pay tv Sky, guidata in Italia da Maximo Ibarra, che nel frattempo ha definito l’intesa con Netflix e Tim. Alleanze, relazioni e networking che dimostrano come sia difficile penetrare il piccolo mercato locale.