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La televisione ai tempi del coronavirus #2: le vecchie generaliste e il crollo della pubblicità. Una sorte migliore per le tv semigeneraliste

La televisione ai tempi del coronavirus 2

Il seguito con “La televisione ai tempi del coronavirus 2”, ultima puntata

Un viaggio in due puntate per capire il cambiamento nella televisione in Italia, dopo la pandemia da covid19. Ecco la seconda ed ultima puntata, tratta dall’articolo scritto da Adriano Bonafede su Huffingtonpost.it. Il giornalista analizza una ricerca di mercato commissionata dalla Rai. Si dimostra come il covid19, pur generando un forte aumento della platea televisiva, abbia creato una crisi finanziaria che di fatto ha bloccato l’economia del Paese.

Una contrazione dei ricavi pubblicitari che ha obbligato i broadcaster a riscoprire vecchie produzioni, riempiendo il palinsesto di repliche. Una mossa che, se da un lato ha alleggerito i bilanci dai costi, dall’altro ha aumentato il divario tra la vecchia generalista e le nuove televisioni, divenute sempre più centrali nella vita degli italiani. Dopo la prima puntata in cui abbiamo affrontato i risvolti del covid19 su pay tv, tv OTT e Tivù Sat (la trovate cliccando QUI), affrontiamo la questione legata alle generaliste e semigeneraliste legate alla tv tradizionale.

La televisione ai tempi del coronavirus 2: le vecchie generaliste e il crollo della pubblicità. Una sorte migliore per le tv semigeneraliste

L’aumento della platea non coincide con l’aumento della pubblicità

A inizio anno, la pandemia da covid19 ha costretto gli italiani ad un lockdown in tutto il Paese. Questo ha causato un forte aumento della platea televisiva, passata dai 10.347.000 di inizio 2019 a 11.970.000 telespettatori. Diversamente, come anzidetto, il mercato pubblicitario non solo non ne ha beneficiato, ma è crollato con percentuali importanti. Probabilmente, molte aziende avranno pensato che fosse inutile acquistare spazi pubblicitari se gli italiani erano costretti in casa e tante attività erano chiuse. Ma è avanzata anche la preoccupazione che questi lockdown, che partivano in molte altre nazioni, avrebbero portato inevitabilmente conseguenze dolorose sulle economie dei Paesi coinvolti. Vediamo come sono cambiate le abitudini degli italiani e come si è ripercorso questo drammatico stop del Paese.

La televisione ai tempi del coronavirus 2: le vecchie generaliste e il crollo della pubblicità. Una sorte migliore per le tv semigeneraliste

La tv generalista, con la Rai che perde terreno in favore di Mediaset

Nello corposo studio commissionato, “Il Gruppo Rai si conferma nel primo semestre 2020 leader del mercato con il 35,7% di share nell’intera giornata (-0,7 punti percentuali rispetto al pari periodo del 2019) e con il 36,6% in prime time (-0,8 punti)”.

Si sottolinea come la Rai, seppur leader, abbia subito un calo importante nel primo semestre 2020. Ne ha approfittato Mediaset raggiungendo nell’intera giornata il 31,9% di share (in crescita di 0,3 punti rispetto al primo semestre 2019). Ancora più evidente l’aumento in prime time, in cui il gruppo del Biscione è arrivato al 33,6%, crescendo di 1,7 punti.

La televisione ai tempi del coronavirus 2: le vecchie generaliste e il crollo della pubblicità. Una sorte migliore per le tv semigeneraliste

Nonostante la crescita del gruppo Mediaset, le reti generaliste tradizionali (dal tasto 1 al tasto 7 della LCN del telecomando), nelle 24 ore, registrano cumulativamente un calo di 2 punti percentuali nel primo semestre 2020, rispetto allo stesso periodo del 2019. Di fatto, passano dal 58% del primo semestre 2019 al 56% del primo semestre 2020.

Va meglio per le reti semigeneraliste (Tv8, Nove, Rai4, Cielo, Real Time, Sky Uno) che crescono e arrivano al 9,6% di share nell’intera giornata (in rialzo di 0,3 punti di share). Ancora meglio per i canali specializzati, che passano dal 32,7 al 34,4 per cento nel confronto tra primo trimestre del 2019 e quello del 2020.

La televisione ai tempi del coronavirus 2: le vecchie generaliste e il crollo della pubblicità. Una sorte migliore per le tv semigeneraliste

Le preoccupazioni della Rai si accentuano nei target di riferimento

In questo primo semestre 2020, a causa delle troppe repliche, la Rai ha ripiegato su un target adulto, risultando poco attraente per le nuove generazioni. Nello studio si evidenzia come la “Rai è leader sul totale individui e sugli over 45, ma mostra, rispetto al semestre di riferimento, una flessione sul pubblico giovane, più marcata sui 4-7 anni (-4,1 punti %). Mediaset, invece, è leader tra i segmenti tra i 4 e i 44anni. Da segnalare, la buona performance dell’editore Viacom molto marcata tra gli spettatori under 14”. Come se non bastasse, “nelle classifiche per target, Canale 5, secondo nel ranking generale, si conferma in prima posizione nei target dagli 8 ai 64 anni… Le performance del Gruppo Rai sono trainate dall’ascolto dei segmenti adulto-anziani e da Rai Yoyo”. Un campanello d’allarme per Viale Mazzini che non va trascurato.