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#Rai a rischio: gravi il quadro dei conti e le prospettive aziendali, Fuortes lancia l’allarme!

Che la Rai non sia in buone condizioni lo si sa già, ma nelle ultime ore la situazione si è aggravata ancora di più. Il nuovo amministratore delegato Carlo Fuortes, durante la Commissione di Vigilanza, ha dichiarato che il perimetro aziendale è enormemente a rischio. Le risorse economiche stanno terminando e perciò si pensa a delle possibili soluzioni. Grazie a  Repubblica facciamo un riassunto delle principali questioni:

I ricavi sono calati di 702,2 milioni in tredici anni (dal 2008 al 2020), ovvero del 22%, imputabile alla riduzione delle entrate pubblicitarie per 609,8 milioni e di altre entrate commerciali. In particolare ha influito la concorrenza di servizi ott, social network e canali tematici, oltre alla crisi economica generale. Come detto, i ricavi pubblicitari sono in sofferenza, anche perché, visto il nuovo Codice europeo delle comunicazioni, la Rai potrà trasmettere meno spot rispetto ad ora, perdendo di fatto 50 milioni nel 2022 130 milioni nel 2023.

Altra questione è quella riguardante il canone: secondo Fuortes è decisamente incongruo, ovvero troppo basso, rispetto a quanto si paga all’estero (312 in Svizzera, 300 in Austria, 220 in Germania, 185 in Gran Bretagna). Le entrate del canone in Italia sono calate di 13,1 miliardi l’anno dal 2012 a oggi. Non solo questo, perché la Rai non incassa ciò che le famiglie versano, ma solo un parte: il Governo nel 2014 ha deciso un trattenuta una tantum di 144 milioni, nel 2015 ha poi stabilito una trattenuta permanente del 5% (ovvero 84 milioni l’anno). Dunque tra 1.2 miliardi di trattenute e altri 1200 milioni per la tassa di concessione, tanti soldi sono andati “persi”. Quantomeno la Rai recupererà 60 milioni quest’anno e 75 l’anno prossimo.

La Rai ha bisogno di risparmiare e razionalizzare, visti i costi altissimi annuali. Non a caso ha chiuso tante società controllate (come RaiSat, RaiClick RaiCorporation), ridotto il costo dei programmi, riorganizzato il palinsesto, rinunciato ad alcuni diritti (come Mondiali 2018 Coppa Italia) e tra 2008 e 2020 i costi esterni si sono ridimensionati di ben 775,3 milioni ma non basta. Anche perché ci sono spese fisse e “obbligate”, come quelle sulle infrastrutture tecnologiche, sul personale e quant’altro. Tuttavia va ricordato che gli sprechi sono ancora tanti, anzi troppi, e bisognerebbe eliminarli o quantomeno ridurli il prima possibile, anziché non fare nulla.

Gli ultimi tre bilanci sono stati chiusi in pareggio, grazie però a un grande sforzo, tra l’altro temporaneo, e ad alcuni imprevisti, come in rinvio di Europei e Olimpiadi. La posizione finanziaria netta è a meno 523,4 milioni, un indebitamento mostruoso, impossibile da risolvere a breve, considerando che l’azienda è incapace di produrre flussi di cassa positivi. A rischio sono gli investimenti in fiction, film e programmi.

Fuortes, dunque, per risollevare la Rai propone quattro richiestecancellazione integrale tassa di concessione governativa sul canone, garanzia affollamenti pubblicitari più alti dal 2022 (8% per singola fascia), restituzione alla Rai dei 110 milioni di euro che oggi vanno al Fondo per il pluralismo pagamento del canone per chi usa dispositivi multimediali.

In particolare Fuortes sostiene che la Rai viene incoraggiata ad aumentare l’offerta multimediale, ovvero su RaiPlay, ma così molti italiani non pagano il canone, guardano le trasmissioni online e non in televisione. E allora la proposta è che anche queste persone paghino questa tassa.