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Soap & Novelas: #IlSegreto Dodicesima storia inedita · I MIRANAR SI BATTONO PER PUENTE VIEJO, CHE SEMBRA ESSERE GIUNTO ALLA SUA FINE DEFINITIVA…

Il Segreto Dodicesima storia inedita, la storia continua … “I Miranar”

Soap&Novelas: Il Segreto Ottava Storia Inedita AURORA E LUCAS ANCORA INSIEME. A PUENTE VIEJO TORNA BEATRIZ DOS CASAS! SARÀ GUERRA CON MARCELA?

Dal mese di novembre 2020, in esclusiva mondiale vi proponiamo le storie inedite dei personaggi più amati della telenovela. Nel corso delle stagioni in tanti hanno lasciato Puente Viejo in cerca di un futuro migliore, chi per sfuggire a pericolosi nemici, chi per costruirsi una nuova vita. Ci siamo chiesti spesso cosa sia accaduto ai nostri beniamini. Il nostro blog vi svelerà in anteprima il loro destino con racconti nuovi, emozionanti e avvincenti per non abbandonare mai le vicende di Puente Viejo. E lo facciamo con questo post dedicato a Il Segreto, Dodicesima storia inedita

Il Segreto · La nuova vita dei Miranar

UN GRANDE MAGAZZINO PER LA VENDITA ALL’INGROSSO A LA PUEBLA: ECCO LA NUOVA VITA DI DOLORES, TIBURCIO E HIPOLITO. PUENTE VIEJO, PERÒ, RIMANE AL CENTRO DEI LORO PENSIERI. COME UNA SPINA NEL CUORE, IL DESTINO DEL LORO AMATO VILLAGGIO LI TORMENTA E LI COSTRINGE A SCENDERE IN CAMPO.

LA PUEBLA / PUENTE VIEJO 1931

“Questa scala ha bisogno di una riparazione” afferma Tiburcio superando l’ultimo tratto di scalini che danno accesso all’ingresso del magazzino. Hipolito giunge qualche secondo dopo, portando sulle spalle un sacco di iuta che deposita accanto a quello che ha appena lasciato il marito di sua madre. “Non ce la faccio più Tiburcio, per oggi basta così”. Hipolito non sta scherzando: le braccia pesano come se non fossero più sue e le fitte di dolore alle spalle iniziano ad essere insopportabili. Questi primi giorni facendosi carico del magazzino di frutta, verdura e legumi sono stati sfiancanti, con giornate itntere al sole e a tutto questo si aggiunge la stanchezza accumulata.

“Hai ragione” risponde il forzuto, “andiamo a prendere tua madre e torniamo a casa a cenare. Domani sarà un altro giorno”. Hipolito e Tiburcio scendono percorrendo la scalinata traballante. Questa volta nessuno dei due dice nulla, nemmeno quando attraversano lo spiazzo che separa il magazzino dal piccolo ufficio vicino l’entrata dove Dolores organizza notule, fatture e ordini come Hipolito ha chiesto di fare. “Stavo giusto per andare a preparare per voi, ho lasciato qualche patata e delle zucchine nel forno. Dovrebbero essere quasi pronte”.

I tre entrano in casa terminando di parlare dei vari compiti che dovranno concludere la mattina seguente. Non si lamentano: sapevano bene che avrebbero dovuto lavorare duramente per preparare l’attività nei minimi particolari. Possono contare su due impiegati che si trovano lì da anni. Non temono di certo il lavoro duro e avranno tutto il tempo per ampliare l’attività in altri settori. Non appena si sono seduti per cenare, la conversazione verte immediatamente su quello che hanno nel cuore: Puente Viejo. “Vedremo che notizie arriveranno domani da Matias e gli altri” sussurra Dolores con emozione che fatica a celare. “Pensate che i soldati si ritireranno? Se lo facessero, forse potremmo, non so… tornare? Che stupidaggini dico! Questo è impossibile”.

Dolores non ha aspettato che le rispondessero: ha formulato la domanda e si è risposta da sola. Sa bene che Puente Viejo è ormai condannato e nulla, se non un miracolo, impedirà che il tempo vada spargendo le ceneri della memoria del villaggio e dei suoi abitanti, fino a che nessuno ricorderà i loro nomi. “Quante volte è successo nel corso della storia!” aveva commentato Hipolito la prima notte in cui avevano dormito lì. “Al solo immaginare quante strade vuote, dove abbiamo passato tanti anni…” ora si che Dolores non riesce più a trattenersi per nascondere il nodo che le si è formato in gola.

Tiburcio le prende la mano mentre Hipolito tenta di riempire quel silenzio scomodo parlando delle sue commissioni. Dolores pensa alla sua drogherie ed sembra sul punto di piangere. Tiburcio le racconta di Pablito e della moglie che andava sempre a comprare ai negozi della Puebla e che la sua famiglia andava in giro piena di stracci. Ora si che Dolores sembra ritornare al suo vecchio sè; nelle ore seguenti alternerà complimenti e frecciatine al vetriolo riferendosi a storie e fatti accaduti a vicini e conoscenti, che solo al menzionare la riportano a un passato che le manca come l’anima.

Hipolito fatica a staccarsi dalle lenzuola questa mattina. Il dopocena si era protratto per un bel pò; Tiburcio, e lui stesso, avevano rinunciato volentieri a un pò di sonno in cambio della visione di Dolores tanto animata. Quel tempo a letto era servito a Hipolito per pensare a Gracia e Belen. Una gli manca perchè sa che non potrà mai più rivederla; l’altra perchè è impaziente di organizzare un incontro che gli permetta di abbracciarla. Con questi pensieri si dirige verso la piazza dove Don Julio, il responsabile della posta e del telegrafo a La Puebla lo raggiunge con un telegramma in mano.

“Don Hipolito, siete qui! Stavo proprio per mandare Heliodoro perchè vi portasse questo, lo abbiamo appena ricevuto. Arriva da un canale ufficiale, sembra provenga dal Governo”. Hipolito apre il telegramma, legge il mittente e vede che si tratta di Alicia; nel testo gli viene richiesto di chiamare al telefono un numero scritto in calce alla comunicazione. Devono assolutamente parlare in quella mattinata, per Puente Viejo. A quanto pare, solo Hipolito può fermare il disastro a cui rischiano di assistere..

La conferenza telefonica con Madrid è tanto breve quanto drammatica. La situazione è grave, non c’è altro da dire. Ci sono in gioco la vita di Matias e di tutti coloro che hanno deciso di fermarsi al villaggio. Il comandante in carica, che deve occuparsi dell’evacuazione, parla di provocazioni costanti e di una situazione esplosiva che potrebbe scoppiare in qualsiasi momento. Hipolito spiega alla sua famiglia che a Puente Viejo hanno bisogno di un mediatore, qualcuno che Matias non possa accusare di essersi venduta al Governo. Tiburcio vuole accompagnare Hipolito ma Dolores interviene “Ci andremo tutti e tre, insieme. I ragazzi possono prendersi carico dell’attività per qualche giorno; se Puente Viejo è in gioco, dobbiamo metterci in gioco. E se dovremmo trattare della fine del paese, dovremmo stare tutti là!”

Impiegano solo qualche ora per fare le valigie e organizzare tutto. Alicia ha messo un’automobile ufficiale a loro disposizione; proprio in questo veicolo stanno viaggiando, in silenzio, con tutta la preoccupazione che dà loro questa missione terribile il cui esito porterà alla fine di Puente Viejo oppure a un altro finale, bagnato di sangue. Dolores osserva il paesaggio che scorre del finestrino, lo riconosce: alberi, cespugli, luoghi che avverte suoi. Dall’ombra, due uomini si materializzano come fantasmi. “Alt, fermi!” dice una delle ombre

L’autista riesce a frenare in tempo. Hipolito reagisce, anche sapendo di non dover rischiare quando le armi vengono puntate sul veicolo; però ha riconosciuto uno dei due, si tratta di Manuel, uno dei vicini che era rimasto con Matias per difendere il villaggio. Pensa di poter smorzare la tensione se si facesse riconoscere a sua volta, e gli rivolge parola: “Manuel sono io, Hipolito Miranar!” “Cosa dici tu! Scendi dall’auto e fatti vedere!” Hipolito apre la porta con cautela mentre Tiburcio si prepara a correre in suo aiuto, se necessario.

Una volta uscito dall’auto, Manuel vede che si tratta proprio di lui. Abbassa l’arma, l’appoggia a un albero e prende la pistola del suo compagno perchè nessuno si senta minacciato. “Era la verità!” dice a Hipolito avvicinandosi per abbracciare lui e, subito dopo, Tiburcio e Dolores. “Matias ci aveva detto che oggi saresti potuto arrivare, ma non ci aspettavamo la tua signora madre e il buon Tiburcio. Che bello!” Manuela poi, indica con lo sguardo i posti di blocco che si trovano alla destra e alla sinistra del camino. I Miranar vedono alcuni militari che vigilano dall’alto. Non si nascondo.

I Miranar incontrano Matias e il suo aspetto peggiorato e nervoso dimostra quanto Manuel non esagerasse dicendo che tutto andava male. Guardandolo bene, sembra proprio che gli ultimi giorni passati siano quasi come anni: nei suoi occhi si percepisce il peso della responsabilità, la tensione accumulata e anche qualcosa di più: Matias ha paura. I quattro parlano a lungo e il Castaneda dice “Nonostante tutto, bisogna tenere alto il morale.” “Una cosa è mantenere alto il morale, un’altra è vivere in un’illusione che non conduce da nessuna parte.” risponde Dolores. “Questa ha smesso di essere un’illusione da molto tempo, si è convertita in un incubo. Uno dei peggiori.”

Hipolito vede uno spiraglio nella dichiarazione di Matias per cogliere la palla al balzo: “Ma questo può terminare quando vuoi. Che senso ha continuare con questa lotta se tu stesso ammetti che è diventato un incubo? Mettergli il fine dipende solo da te.” Matias nega con il capo, come se quello che Hipolito dice fosse impossibile. Mentre Hipolito pensa a come rispondergli, Marcela si unisce al gruppo. Anche lei appare dimagrita, ma sembra più arrabbiata che stanca. “Menomale che siete arrivati! Alicia non lo aveva assicurato e temevano che non sareste venuti. Siamo intrappolati, abbiamo creato un mostro!”

“Intrappolati, voi? Che senso avrebbe?” Le domande dei Miranar sembrano toccare una ferita aperta, perchè Matias abbassa lo sguardo ed evita il rimprovero implicito di Marcela, che alla fine racconta senza nascondere nulla di quello che è successo. “Il problema sono i fratelli Ramirez, i figli di Esteban. Si sono fissati con le idee di Matias e ora sono più papisti del papa, hanno forzato la resistenza. Parteggiano per la vittoria, o la morte. Sono loro a decidere il da farsi!” “Ma quei ragazzi non erano nella milizia?”chiede Dolores, dimostrando la sua enciclopedica conoscenza degli abitanti di Puente Viejo e delle loro vite.

“Erano, per l’appunto. Con l’arrivo della Repubblica hanno disertato e hanno vissuto nei boschi negli ultimi mesi, rubando quello che potevano. Quando hanno contattato il padre e hanno saputo della situazione di Puente Viejo hanno deciso di venire ad *aiutarci*. All’inizio il loro entusiasmo ci ha ingannato, ma poi abbiamo visto venire a galla il loro reale carattere. Sono delle canaglie decise a condurci a morte certa.” annuncia Marcela. “Loro e quelli che li affiancano dispongono di armi militari.” aggiunge Matias, quasi a volersi giustificare.

Tiburcio chiede come sia possibile e Matias li dice che sono sgattaiolati nell’accampamento dei soldati e hanno rubato dall’armeria una dozzina di fucili con i proiettili e che ora hanno armato una compagnia di vicini e cugini e non si può più convincerli a desistere. Hipolito pensa che dovrebbe parlare con loro: è arrivato disposto a compiere la sua missione e non pensa di fare nemmeno un passo indietro. Spera di avere successo.

Ci mette solo un secondo a capire che potrebbe finire male, ma i figli di Esteban lo stanno già minacciando con dei fucili e dicono di volerlo uccidere per essersi presentato fino alle loro case per chiedere che depongano le armi. Dopo un lungo scontro si danno appuntamento dietro al lavatoio…  Quando giunge l’ora dell’incontro, Hipolito è sempre più convinto che troveranno un accordo onorevole che serva da via d’uscita per tutti coloro che hanno creduto di poter resistere e lottare per Puente Viejo.

Fa le prove con Tiburcio su come illustrare le condizioni, come rispondere alle possibili domande e come rimanere saldo se i ribelli dovessero battere i piedi. L’ufficiale è il primo a mettere il piede a terra dal veicolo, non aspetta nemmeno che il suo aiutante gli apra la portiera. Hipolito lo scruta e ricorda le parole di Marcela sulla durezza del suo carattere. Deve essere prudente e dimostrare rispetto, mettere in chiaro che si trova lì per costruire un ponte, non per distruggerlo.

Un ronzio risuona nell’aria: Hipolito si sente spettatore di un film. Al ronzio segue un tonfo. L’aiutante del comandante cade a terra, come una marionetta a cui sono stati tagliati di netto i fili che lo tenevano in piedi. “Una trappola!” grida uno dei soldati.

Il comandante prende la pistola e la punta su di lui; Matias e gli altri si armano e le puntano invece contro il comandante. I soldati di scorta fanno la guardia protetti dal veicolo, puntando verso le porte. Il comandante riesce a mettere il suo aiutante nell’auto e si volta con gli occhi pieni di rabbia. Tutti urlano di abbassare le armi. Hipolito grida al comandante di non sparare perchè non erano stati loro a premere il grilletto. L’auto del comandante e della scorta escono dal villaggio a tutto gas.

Hipolito li segue per qualche metro poi si gira verso Matias con uno sguardo interrogativo; Matias gli risponde come se avesse indovinato quello che pensava. “Sono lì, sul tetto della casa di Cipriano.” Hipolito guarda in quella direzione, sulla tettoia della zona più alta del villaggio, vicino al deposito d’acqua. Sulla cima ci sono i fratelli Ramirez, entrambi con il fucile imbracciato, mentre si rallegrano per aver distrutto ogni possibilità di negoziazione.

“È finita. Siamo condannati.”

FINE DECIMA PARTE…


 Il Segreto, la storia continua… A NOVEMBRE: PUENTE VIEJO, È ARRIVATA LA SUA ORA?

IL DESTINO DI PUENTE VIEJO HA TINTE SEMPRE PIÙ FOSCHE.

L’UNICO DISPOSTO A BATTERSI PER LA SOPRAVVIVENZA DEL VILLAGGIO È MATIAS CASTANEDA, ANCHE A COSTO DELLA PROPRIA VITA