Stefano Coletta si confessa a Il Fatto Quotidiano: “Vorrei che Rai1 diventasse un laboratorio, con nuovi titoli, innovazione e autorevolezza”

Stefano Coletta si racconta in un’intervista a Il Fatto Quotidiano

Stefano Coletta si confessa a Il Fatto Quotidiano: “Vorrei che Rai1 diventasse un laboratorio, con nuovi titoli, innovazione e autorevolezza”

Stefano Coletta, a Il Fatto Quotidiano, svela retroscena, notizie e tanto altro. Qui di seguito riportiamo un estratto delle sue dichiarazioni, oltre al link per accedere al sito su cui potrete leggere l’intervista integrale.

Si parte dal suo primo impegno da direttore, a Rai3:

“Non pensavo di diventare direttore. In maniera molto veloce ho capito che l’identità informativa non era più una carta solo per Rai3. Nel frattempo La7 aveva ispessito la sua identità informativa, guardando il panorama delle generaliste. Ho pensato mancasse il codice della narrazione. Ho voluto fare un palinsesto, in cui ho portato, nel bene e nel male, quasi quaranta titoli nuovi; che si legasse a un laboratorio di idee. Informazione e narrazione… Ci siamo trovati senza tre grandi assi (Angela, Gabanelli e Fazio) e siamo riusciti a ricostruirla pian piano con ottimi ascolti.”

Si passa poi al suo attuale impegno, ovvero direttore di Rai1:

“Sono arrivato tre mesi fa. Il primo obiettivo era portare a casa Sanremo. Mi sono immerso le prime due settimane, dopo il Festival ho iniziato a lavorare al primo palinsesto, quello estivo, ed è scoppiata la pandemia. Mai avrei pensato di poter gestire un canale in queste condizioni, con la sospensione dell’intrattenimento in onda, con l’assenza delle partite di calcio di Coppa Italia, per due mesi senza quattro programmi del daytime come La Prova del Cuoco, Vieni da me, L’Eredità e I Soliti Ignoti. Bisognava informare ma anche accompagnare i telespettatori. Ho scelto una chiave di normalità, ho scelto di dare appuntamenti precisi, cercare di fare anche un lavoro di riedizione di alcuni titoli di intrattenimento. È stato molto bello realizzare l’evento benefico Musica che unisce, il primo modello di una tv casalinga che consegnava il meglio degli artisti musicali insieme in un momento difficile.”

È proprio una sua scelta è stata trasmettere ogni mattina la Santa Messa:

“Una mattina ho letto una lettera di un cristiano cattolico che raccontava il suo dispiacere nel non poter andare a messa. Ho pensato fosse la cosa giusta. Abbiamo risposto a un bisogno profondo.”

Nonostante l’emergenza, la fiction Rai ha continuato, con Doc. Nelle tue mani, Vivi e lascia vivere e le repliche di Montalbano e L’Allieva:

“La fiction resta il grande mix di restituzione identitaria del primo canale e del bisogno che la gente esprime nei confronti di Rai1, la narrazione attraverso la fiction con titoli di impegno e più leggeri, tra nuovi volti e nomi più consolidati. Questo grazie allo straordinario lavoro di Tinny Andreatta. Con lei ci siamo molto interrogati se avesse senso trasmettere Doc con Argentero non potendo mettere in onda l’intera serie. Io ho molto premuto perché andasse in onda. Quando ho visionato in saletta le prime due puntate, ero arrivato da pochissimo a Rai1. Ho capito immediatamente che sarebbe stata una storia che avrebbe spaccato. Non ho avuto nessun dubbio: la scommessa è stata vinta.”

Si parla anche di Carlo Conti e Milly Carlucci:

“Con Carlo stiamo lavorando a un nuovo programma sulle classifiche, spero di portarlo in onda a breve. Ballando con le stelle era previsto a fine marzo e tornerà in autunno.”

Come sarà la tv dopo il coronavirus, viste le tante difficoltà?

“In questa fase, la limitazione produttiva ha impedito di poter realizzare alcuni progetti, ma all’improvviso, per la prima volta nella storia della tv, sono state chiuse tantissime trasmissioni. Speriamo che questo periodo sia già concluso e di poterci innovare. L’innovazione deve fare i conti con la realtà, deve essere una innovazione saggia. Rai1 deve realizzare show popolari perché oltre che informare deve intrattenere. l’innovazione sarà più tardiva ma presente”.

E per quanto riguarda il daytime:

“Le prime idee si vedranno a luglio, quello che sto leggendo è frutto di nomi che non ho definito. Sicuramente già in estate ci saranno dei segnali della mia direzione. Il mio intento è quello di avere un autunno più acceso possibile.”

Naturale un commento sul “suo” primo Sanremo:

“L’ho vissuta con grande rispetto per tutto quello che era stato deciso, con spirito di osservazione ma anche di collaborazione. Conoscevo molti degli autori di questa edizione. È stata una immersione, una vera sbornia professionale, il mio sogno si realizzava con grandissima adesione alla realtà”. Bis di Amadeus? “Per Sanremo 2021 non abbiamo fatto nessuna riunione. Abbiamo assistito a un Sanremo straordinario, anche per il valore dei rapporti stretti come quello di Amadeus, Fiorello e anche Tiziano Ferro. Secondo me questo è arrivato moltissimo agli italiani. Oggi come mia valutazione, ripeto senza aver affrontato ancora l’argomento con Salini, penso che sia Amadeus che Fiorello meriterebbero davvero il bis.

Si parla anche dell’autunno tra il sogno Carrà e il ritorno della Clerici:

“Una diceria, però tra me e Raffaella è nato un rapporto di stima reciproca. Ho impiegato moltissimo per convincerla a tornare in televisione con quel formato. Gliene avevo proposti almeno tre e mi aveva detto no, con ‘A raccontare comincia tu’ mi ha detto subito si. Sicuramente tra i miei desideri c’è quello di realizzare un progetto nuovo un giorno con Raffaella”.

Antonella è un asset di Rai1. Con la sua trasparenza ha tessuto un patto d’acciaio con i telespettatori. Penso che Antonella debba tornare in prima serata con una chiave meno prevedibile, penso che nel daytime possa tornare anche a una parte che ha dentro, quella della giornalista che è stata la matrice con cui ha iniziato”. 

L’intervista si conclude con un elogio a Maria De Filippi e con una domanda: come vorrebbe che la sua Rai1 fosse definita?

“Vorrei che come accaduto con Rai3 fosse un altro laboratorio in cui saranno nati nuovi titoli e nuovi personaggi. Mi emoziono ancora quando vedo in onda alcuni programmi che abbiamo ideato per Rai3 e che ora proseguono la loro vita. Penso che Rai1 debba recuperare il coraggio dell’innovazione ma anche ritrovare la matrice dell’autorevolezza. È una rete che parla a tutti e i telespettatori meritano veicolatori autorevoli.”

Intervista completa di Stefano Coletta sul sito de Il Fatto Quotidiano