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Tanti problemi per #Sanremo2021, ma le pressioni sono tante: per la #Rai è fondamentale

Sanremo sta per partire, o forse no. Anzi sì. C’è molta confusione a riguardo, del resto la situazione è quella che è, si vive alla giornata e organizzare eventi del genere è molto complesso. L’unica certezza è che il Festival si farà, perché si DEVE fare. A parte l’importanza dello show, la gara e tutto il resto, c’è anche un risvolto economico: le entrate pubblicitarie del Festival sono fondamentali per la Rai.

Come riferito da Il Fatto Quotidiano, la Rai ha chiuso in rosso il bilancio 2020 e quello 2021 sarà ancora peggio, visto il calo monstre della pubblicità: si parla di un segno meno del 15/20%. Considerando che nel 2020 il Festival ha garantito ricavi di 34.7 milioni di euro (a fronte di una ventina di milioni di costi), ben oltre l’8% degli incassi pubblicitari del gruppo, fare il Festival è assolutamente fondamentale per i conti. E bisogna farlo entro aprile, quando la pubblicità vale di più.

La Rai ha rinviato Sanremo dal classico febbraio a marzo, precisamente dal 2 al 6, però è ancora tutto in alto mare. In quella settimana (ma già dai giorni precedenti) nella cittadine ligure arrivano migliaia di persone, tra tecnici, cantanti, staff, giornalisti, ospiti e altro. Gestirli non è facile in tempi normali, figuriamoci in questa situazione. Per altro, il Teatro Ariston non è molto grande e moderno e questo complica ulteriormente le cose.

Il pubblico dovrebbe esserci, ma come? Si era parlato della possibilità di isolare un tot di persone su una nave, ma come al solito sono partite le polemiche da più fronti. In tutto questo rientrano anche il Comune, per il quale fare il Festival è altrettanto fondamentale: tra convenzione annuale di 5 milioni di euro con la Rai e incassi di quella settimana (hotel, negozi, ristoranti ecc.).

Fin dall’autunno in Rai è stata presentata un’alternativa: un Festival sobrio, senza ospiti, senza pubblico, solo gara canora. Tradotto: meno costi e soprattutto molte meno persone da gestire. Ma Salini Coletta hanno scelto di seguire la “linea” di AmadeusPresta, rischiando molto. E adesso nessuno sa come uscirne.

Il Tempo parla di un Salini contrario al Festival a marzo, vorrebbe rinviarlo ad aprile, dopo Pasqua, perché il clima accanto a lui è già bollente e non vorrebbe prendere questa reponsabilità. Il Secolo XIX, però, si mostra più possibilista, con Rai e Comune al lavoro per organizzare tutto, compresa la maestosa scenografia, firmata Gaetano Castelli, che quest’anno sarà più grande del solito.